giovedì, giugno 12, 2003 Tutte le mattine compio lo stesso tragitto camminando dalla stazione al mio ufficio e tutte le mattine passo sotto quella finestra, una finestra quasi a piano terra, dove le tende sono sempre aperte, e dove un sorriso sdentato saluta i passanti. E' una vacchietta dolcissima, la mia vecchietta. Oramai è diventata una sorta di punto fisso, quando svolto l'angolo e cammino in direzione del parco so già che immancabilmente alzando lo sguardo verso sinistra la troverò lì, con il sorriso sulle labbra e due occhi avidi di attenzione e di tenerezza. Ogni tanto, ma raramente, passo e la trovo che parla con qualcuno, un signore più giovane, forse un parente, chissà. Una volta l'ho sentita rivolgersi ad una vicina che passava di corsa, la pregava di fermarsi a parlare con lei ogni tanto, se aveva tempo. C'è anche stata una settimana in cui le tende erano sempre chiuse, e lei non si affacciava più. Stupidamente mi ero preoccupata, pensavo che magari poteva essersi ammalata o peggio. Stamattina quando sono passata le ho fatto un sorriso e le ho detto il mio solito "Buongiorno Signora! Caldo eh?". Lei mi ha risposto "Buongiorno signorina, che carina che mi saluta sempre". La solitudine è spaventosa, la solitudine per gli anziani è come un cancro. Mia nonna spesso si lamenta con me che la sua casa è un porto di mare, che c'è sempre qualcuno che suona alla porta, che non riesce mai a riposarsi. E' vero, è sempre circondata da una marea di persone, molte delle quali parecchio più giovani di lei. A volte potranno essere un po' irritanti non discuto, ma io continuo a ripeterle che è una benedizione, che lei non ha idea di cosa voglia dire trovarsi vecchi e soli o dover dipendere, per spezzare la malinconia, dalla gentilezza dei passanti.
| Dal punto di vista di un verme un piatto di spaghetti è un'orgia
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